I 7 PECCATI CAPITALI che bloccano l'Italia


Figura 1 - Carlo Cottarelli nella selva oscura dei
sette peccati capitali dell'economia italiana.
L'Italia di peccati se ne intende, essendo il centro del cattolicesimo e la patria di Dante Alighieri. Come italiani dovremmo quindi sapere che quando ci allontaniamo troppo dal sentiero virtuoso del bene comune, rischiamo di perderci nella terribile selva oscura, la famosa foresta selvaggia e aspra e forte, dominata da feroci belve, che rappresentano i vizi capitali che ci inducono al peccato.

Sono solo sette i vizi capitali, ma sono alla base di tutti i peccati del mondo.  Sono la superbia, l'accidia, la lussuria, l'ira, la gola, l'Invidia, l'avarizia. Quando s'impossessano di noi ci spingono a fare cose brutte, che danneggiano non solo il nostro prossimo, ma alla fine anche noi stessi.

A questi sette vizi deve aver pensato Carlo Cottarelli, nello scrivere il suo ultimo libro, a cui ha dato il titolo "I Sette peccati capitali dell'economia italiana" (edizioni Feltrinelli, 2018).

Secondo Cottarelli gran parte degli italiani, come Dante, stanno ormai girovagando da anni  in una selva oscura, dalla quale non è facile uscire, dove imperversano sette terribili peccati, moderni ma non per questo meno terribili, che stanno facendo lentamente affondare il nostro meraviglioso Paese.

Non è chiaro come abbiamo smarrito la diritta via, una strada intrapresa all'inizio degli anni cinquanta. Dovevamo davvero essere "pien di sonno a quel punto" per abbandonare "la verace via", un cammino ricco di successi, almeno dal punto di vista economico.

L'Italia è una nazione molto giovane, diventata uno stato unitario nel 1861. Solo poco più di 150 anni fa gli italiani erano una popolazione quasi tutta in preda alla miseria, suddivisa in otto Stati, con culture e lingue diverse, anche all'interno di uno stesso Stato.

L'unione ha fatto davvero la forza, e ci ha fatto imboccare una strada che ha davvero cambiato il destino di tutti noi. Alla sua nascita l'Italia aveva un Prodotto Interno Lordo (PIL) pro capite (il reddito medio annuo di ogni italiano, calcolato in euro con prezzi del 2010)  di circa 2.000 euro. Dopo 150 anni, nel 2011, si  è moltiplicato per 13, arrivando a 26.000 euro.

I poveri assoluti erano allora più del 40%, oltre un terzo della popolazione viveva in stato di denutrizione cronica, con un reddito insufficiente ad acquistare i beni essenziali alla vita. L’80% degli italiani erano analfabeti, e di fatto erano obbligati ad iniziare a lavorare intorno ai 10 anni, con un tempo di lavoro che superava le 3000 ore all'anno, almeno il doppio di quanto lavoriamo oggi.   La mortalità infantile era vicina al 30% (3 bambini ogni 10 nati morivano entro il primo anno di vita) e chi superava il primo anno, aveva un’aspettativa media di vita di circa 30 anni.

A proposito, Il primo vaccino obbligatorio sarà poi introdotto dal Regno d'Italia nel 1888 (contro il vaiolo), e meno male che abbiamo continuato, perché oggi la vita media ha superato gli 82 anni, tra le più alte al mondo. 

Figura 2: l'andamento del Prodotto Interno Lordo (PIL) pro-capite reale dell'Italia dall'Unità sino al 2015.  
I valori sono espressi in migliaia di euro, con anno di riferimento il 2010 (dati resi disponibili dall?ISTAT, serie storiche, patrimonio informativo della Banca D'Italia.. 

Ma il gran salto gli italiani hanno iniziato a farlo dopo aver vissuto uno dei drammi più terribili, quando allora si abbiamo davvero smarrito di brutto la diritta via, negli anni 30 e 40, durante il famoso ventennio. Persi in una selva davvero oscura, abbiamo commesso peccati davvero tremendi, tanto da far sembrare quelli che oggi ci segnala Cottarelli dei semplici peccatucci, a quali dovremmo saper porre rimedio facilmente.

Allora come oggi non eravamo solo noi italiani a peccare, ma probabilmente ci capita di peccare più di altri, e quindi più di altri ne paghiamo il prezzo. Dopo la guerra l'Italia era distrutta e la relativamente poca ricchezza che avevamo accumulato era perduta. Eppure abbiamo ritrovato la nostra strada e siamo ripartiti. Abbiamo fatto bene, spesso  meglio di altri. La ricchezza dell'Italia e degli italiani è cresciuta a dismisura, facendoci diventare in pochi decenni uno degli stati più ricchi e potenti d'Europa.

Poi qualcosa è iniziato ad andare male. Come ci ricorda Cottarelli nel suo libro "l’economia italiana è cresciuta poco negli ultimi vent'anni. Ha accelerato un po’ nel 2017, ma hanno accelerato anche tutti gli altri paesi. Se fosse una corsa ciclistica, sarebbe come rallegrarsi di andare più veloci senza accorgersi di avere iniziato un tratto in discesa. In realtà, anche in discesa il distacco dal gruppo sta aumentando".  E purtroppo dalla seconda metà del 2018 è tornata a rallentare, tanto che siamo di nuovo in recessione.

Certo, ha pesato la crisi mondiale partita nel 2007, ma noi siamo andati molto peggio di tutti gli altri Paesi Europei, come risulta evidente dalla Figura 3.
Figura 3 - Il Prodotto Interno Lordo in Italia e in rapporto alla media Europea dal 2000 ad oggi.
La crescita della ricchezza in Italia è diminuita di quasi il 9% tra il 2007 e il 2014, molto più della media Europea.
Le stime per il 2019 prevedono una crescita del PIL Italiano dello 0,2%, contro l'1,3% della media Europea. 

Perché stiamo andando così male? 
Perché l’economia italiana non riesce a recuperare e continua ad andare peggio degli altri Paesi Europei, pur essendo nello stesso mercato e avendo la stessa moneta?

Carlo Cottarelli ha le idee chiare, e nel suo libro ci illustra sette "peccati capitali" che stiamo commettendo, sette gravi ostacoli che spiegano il progressivo declino che stiamo vivendo. Eccoli:
  1. L’evasione fiscale. E' troppo alta. Si valuta che lo stato non incassa imposte per circa 40 miliardi di Euro l'anno. L'evasione fa molto male all'economia, se pensiamo che le tasse servono a coprire le spese dello Stato e quindi i soldi vanno raccolti. Questo significa che gli onesti devono pagare in più anche la quota di chi evade. 
  2. La corruzione. Anche questa è troppo diffusa in Italia. Significa che qualcuno sta rubando una parte dei soldi che paghiamo con le tasse. Anche in questo caso gli onesti devono pagare in più anche la quota sottratta dai corrotti.
  3. La troppa burocrazia. troppe lacci e laccioli, pratiche inutili, procedure infinite gestite da grandi e piccoli burocrati. Anche in questo caso una quantità enorme di soldi sprecati, che naturalmente pagano gli onesti, come ulteriore costo aggiuntivo.  
  4. La lentezza della giustizia.  Chi non rispetta la legge troppo spesso la fa franca, tra  continui condoni e processi di durata infinita. Manca la certezza del diritto, fatto che scoraggia gli investimenti (alto rischio) e favorisce la disonestà. Come si vede, essere onesti in Italia è una grande virtù che viene continuamente messa a dura prova.
  5. il crollo demografico.  Diminuisce sempre di più la natalità, la popolazione invecchia. La percentuale di italiani produttivi diminuisce, mentre aumentano notevolmente gli anziani, con crescenti costi aggiuntivi per le pensioni e per l'assistenza sanitaria. 
  6. il divario tra Nord e Sud.  Il Sud d'Italia è molto più povero del nord, principalmente perché il lavoro è meno produttivo e perché lavorano meno persone rispetto alla popolazione.  Non si può pensare di lasciare al loro destino le regioni più in difficoltà. E' un problema di tutti noi, dello Stato Italiano e dell'Europa, e deve essere affrontato in modo efficace con politiche di sviluppo. 
  7. la difficoltà a convivere con l’euro.  Stare in una moneta unica quando siamo meno  competitivi e produttivi degli altri Paesi membri è molto difficile, nonostante il sostegno che in questi anni abbiamo avuto dalla Banca Centrale Europea. Ma uscire dall'Euro non è una soluzione. Avremmo una fortissima inflazione, che significa taglio dei salari reali, chiusura di molte imprese, famiglie impoverite e meno aiuto nel far fronte ai nostri peccati. 
Nella nostra storia abbiamo superato difficoltà ben più gravi. Purtroppo questi sette peccati si aggravano a vicenda, in una sorta di circolo vizioso difficile da dominare.

Per fortuna Cottarelli nel suo libro indica molte soluzioni, che possiamo e dobbiamo attuare, consapevoli che migliorandone anche solo alcuni  possiamo avere degli effetti positivi su tutti gli altri, avviando così un circolo virtuoso che ci può fare risalire la china.

Da questo punto di vista l'innovazione e la trasformazione digitale dello Stato e dell'apparato produttivo possono avere un ruolo determinante. Dobbiamo al più presto ridurre gli sprechi e le spese superflue per liberare risorse, ed investire in innovazione e formazione e per diminuire contemporaneamente l'enorme debito pubblico accumulato.

Non è facile ma non è certo impossibile.  Il Piano Nazionale Industria 4.0 per il periodo 2017-2020 (poi rinominato “Impresa 4.0”) ha rappresentato un primo passo nella giusta direzione, investendo risorse per promuovere gli investimenti in tecnologia e innovazione delle imprese, la ricerca e dello sviluppo, la formazione e diffusione della cultura delle innovazioni.

Bisogna proseguire su questa strada, estendendola anche ad altri settori, in un percorso coerente con l’idea di Società ciberfisica, capace di integrare e sfruttare al meglio le tecnologie digitali in ogni ambito della vita economica e sociale. Ma sopra a tutto dobbiamo ritrovare i nostri valori morali e agire guardando al bene comune, non solo ai nostri interessi immediati.

"Come non bastano le antiche glorie a darci la grandezza presente, così non bastano i presenti difetti a toglierci la grandezza futura, se sappiamo volere, se vogliamo sinceramente rinnovarci", scrive Carlo Cottarelli all'inizio del suo libro, citando Piero Gobetti.  Un messaggio di fiducia nella capacità degli italiani di volere e sapere rinnovare se stessi e il proprio ambiente di vita e di lavoro.

FC - IDIGIT,
magazine.idigit.it/2019/02/i-sette-peccati-capitali-che-stanno.html

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L'autore del libro citato è Carlo Cottarelli (Cremona, 1954), laureato a Siena e alla London School of Economics, dopo aver lavorato in Banca d’Italia ed Eni, dal 1988 al 2017 è stato nel Fondo monetario internazionale.

È stato commissario straordinario per la revisione di spesa, nominato dal governo italiano, da ottobre del 2013 a novembre 2014.

Già direttore del nuovo Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica di Milano.

Nel maggio 2018 è stato incaricato dal presidente Mattarella di esplorare l'ipotesi di un nuovo governo. Ha scritto numerosi articoli e saggi accademici.

Per Feltrinelli ha pubblicato La lista della spesa. La verità sulla spesa pubblica italiana e su come si può tagliare (2015), Il macigno. Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene (2016) e I sette peccati capitali dell’economia italiana (2018).

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